Convegno Internazionale di Studi – Pescara, 29-30-31 maggio 2014

Abstract Berruto

Contatto nelle lingue e contatto nei parlanti. Tra linguistica formale e linguistica del contatto.
Gaetano Berruto

Il titolo proposto, che parrà un po’ sibillino, intende semplicemente alludere a due temi meritevoli di qualche riflessione teorico-metodologica, e tra loro interrelati, che stanno sullo sfondo nell’attuale ricca messe di lavori sul contatto fra sistemi linguistici e che solo occasionalmente sinora sono stati focalizzati come oggetto specifico di trattazione. Il primo di questi temi è rappresentato dai possibili punti di incontro fra approcci formalisti e approcci sociolinguistico-funzionalisti nello studio di fenomeni di contatto, in particolare per quello che riguarda il contatto nel discorso (commutazione di codice, enunciazione mistilingue, trasferenze lessicali, ecc.). Si tratta di un settore di fatti linguistici per decenni, quando non programmaticamente ignorato, rimasto al margine degli interessi dei linguisti formali, ma che da una quindicina d’anni ha cominciato ad essere esplorato anche secondo prospettive generativiste (v. per un primo riferimento MacSwan 2005, Savoia 2008; e va notato che anche nel noto modello MLF, Matrix Language Frame, Myers-Scotton 2002, che non rappresenta certo un modello scaturente da un approccio formalista, la nozione che definisce l’unità centrale di operazione è CP, ‘sintagma del complementatore’, prettamente nata e sviluppata in un quadro generativista ortodosso). Ora, che cosa insegnano gli approcci generativisti al sociolinguista, quanto al comprendere e analizzare meglio i fenomeni di contatto? È una questione che, anche dal mero punto di vista di una benvenuta sinergia e cooperazione fra impostazioni teoriche diverse, e spesso ritenute incompatibili, mi pare utile discutere. Tale questione tocca sensibilmente anche l’altro problema a cui si accennava: il luogo, per così dire, dove avviene il contatto fra lingue, e nelle lingue (nelle quali vediamo i risultati del contatto), si pone a livello dei sistemi linguistici medesimi, o si pone a livello dei parlanti, del singolo individuo? Anche su questo spinoso tema si conta di presentare qualche spunto di discussione (non secondariamente in relazione al problematico concetto di ‘parlante nativo’, non facile da dipanare nella tensione fra parlante nativo ideale e concreto individuo parlante; cfr. Berruto 2003 e 2012).

Bibliografia:
Berruto, Gaetano, “Sul parlante nativo (di italiano)”, in Hans-Ingo Radatz/Rainer Schlösser (Hrsg.), Donum Grammaticorum. Festschrift für Harro Stammerjohann, Niemeyer, Tübingen 2003, pp. 1-14 Berruto, Gaetano, “Che cosa vuol dire ‘sapere una lingua’? Dai fonemi alle espressioni idiomatiche”, in Giuliano Bernini, Cristina Lavinio, Ada Valentini, Miriam Voghera (a cura di), Competenze e formazione linguistiche. In memoria di Monica Berretta. Atti dell’XI° Congresso AItLA (Bergamo, 9-11 giugno 2011), Guerra edizioni, Perugia 2012, pp. 27-53 MacSwan, Jeff, “Précis of a Minimalist Approach to Intrasentential Code Switching”, in Italian Journal of Linguistics/Rivista di linguistica 17(1), 2005, pp. 55-92 Myers-Scotton, Carol, Contact Linguistics. Bilingual Encounters and Grammatical Outcomes, Oxford University Press, Oxford 2002 Savoia, Leonardo M., “Variazione e mescolanza linguistica nei sistemi arbëreshë: code-mixing, prestiti e convergenza in condizioni di bilinguismo”, in Id., Studi sulle varietà arbëreshe, Università della Calabria, Cosenza2008, pp. 1-62.

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