Convegno Internazionale di Studi – Pescara, 29-30-31 maggio 2014

Abstract Deželjin

La comunita italofona della Slavonia occidentale: un caso estremo di contatto interlinguistico
Vesna Deželjin

La presenza di un’enclave italofona nella parte continentale della Croazia è rimasta per decenni ignota o, quantomeno trascurata, per finire nell’oblio una volta deceduto l’ultimo parlante. I membri di quest’isola linguistica sono i discendenti degli immigrati italiani che nel 1879 acconsentirono a lasciare i loro focolari e di trasferirsi alcune centinaia di chilometri più a est per sfuggire alla povertà. I documenti indicano che gli immigrati nel distretto della città di Pakrac (Pakraz), il quale, assieme ad un territorio assai più vasto, all’epoca era sotto la giurisdizione del governo ungherese dell’Impero Austro-Ungarico, provenivano da due regioni italiane, dal Friuli (Pordenone, Spilimbergo e Tolmezzo) e in maggior numero dal Veneto (Auronzo, Longarone, Conegliano, Pieve, Asiago e Vittorio Veneto).
Nel tentativo di descrivere l’idioma italofono parlato oggigiorno nel territorio delle città di Pakrac, con i dintorni, e di Lipik, il luogo di provenienza di quegli immigrati provoca la difficoltà di tipo terminologico. Anche se, infatti, abbiamo parecchi dati, ottenuti attraverso questionari e le interviste registrate, tuttora si cerca un termine adeguato con cui riferirsi con precisione all’oggetto di studio, una lingua minoritaria che è sopravvissuta nell’isolamento per centocinquanta anni. A causa dell’esposizione alla lingua maggioritaria diversa dalla sua lingua d’appoggio e ai contatti asimmetrici, l’idioma ha subito erosione linguistica. Il fenomeno d’attrizione si deve anche alla tipologia della comunità parlante: già in partenza si trattava di persone con poca o nessuna istruzione che parlavano le loro patois locali che s’appoggiavano ad una varietà dialettale superiore, piuttosto che all’italiano dell’epoca. Col tempo, la competenza linguistica degli individui è diminuita sia per il contatto con la lingua maggioritaria e, negli ultimi settant’anni, anche ufficiale, sia per (o a causa di) la mancata consapevolezza della necessità di continuare a trasmettere l’idioma materno di generazione in generazione, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, in altre parole dopo che l’istruzione scolastica elementare è divenuta obbligatoria stimolando la crescita della competenza linguistica e comunicativa della lingua maggioritaria (il croato).

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