Convegno Internazionale di Studi – Pescara, 29-30-31 maggio 2014

Abstract Orioles

Le connotazioni sociolinguistiche nei prestiti. Tra mondo antico ed età contemporanea
Vincenzo Orioles

La connotazione indica l’alone dei valori affettivi associati con il significato-base di una parola. Opposta alla denotazione, che invece ne rispecchia il nucleo cognitivo, la connotazione designa il valore individuale e situazionale “colle sue sfumature cangianti e fuggitive” (Wandruszka), l’insieme dei valori soggettivi, supplementari, associati ad un termine e variabili a seconda del parlante.
In relazione a tale fenomeno Charles Bally (1909, p. 167) aveva parlato di “effet par évocation”, il valore evocativo (“la valeur évocatrice”) delle parole straniere sarebbe stato poi preso in esame da Ullmann 1952, pp. 168-172 che lo affianca a quello attribuito ai volgarismi e alle espressioni d’argot, ai regionalismi, ai termini tecnici, agli arcaismi.
La connotazione conosce diversi esiti, collegati con l’immagine che il parlante si forma della lingua e del paese da cui ricava l’innovazione. In virtù di tale percezione, i prestiti sono suscettibili di acquisire “ainsi des nuances amélioratives et péjoratives qui leur étaient inconnues dans leur milieu d’origine” (Ullmann 1952, p. 171): avremo pertanto da una parte gli effetti del cosiddetto ‘snobisme linguistique’ (forestierismi come marca di distinzione e di cultura superiore, di affettazione) e dall’altra l’opposto caso del significato peggiorativo ben attestato con l’influsso linguistico germanico (Cifoletti 1976-77), o in sede di arabismi nelle lingue europee (Pellegrini).
In genere i valori connotativi sono poco o per nulla strutturati, ossia non ben integrati nella struttura di un’unità lessicale. A volte tuttavia possono stabilmente essere associati con una marca fonica ricorrente, veicolatrice di informazioni addizionali sui ‘mondi socioculturali’ che si celano dietro una determinata espressione e sulla ‘percezione’ che il parlante ne avverte (basti qui pensare alla -f- ‘antilatina’ di ascoliana memoria). Anche la formazione delle parole può essere esposta al fenomeno: si pensi al costrutto della sostituzione morfemica con cui Roberto Gusmani (Saggi, p. 64) evocava il ricorso a un suffisso di origine straniera “prescelto, proprio in virtù della sua specifica connotazione di elemento connesso con un ambiente linguistico forestiero, quale mezzo particolarmente idoneo ad integrare termini provenienti dalla stessa lingua”.

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